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IL NOME, LA MISSIONE

Il nome dell’e-Club Agàpe Universale è imperniato sul più importante Comandamento della Bibbia: “Amerai il prossimo tuo come te stesso, io sono il Signore”.
Questo Comandamento: “ama Dio e il prossimo tuo come te stesso” per quasi due millenni è stato il doppio pilastro su cui ha poggiato la morale ebraico-cristiana del mondo occidentale.
Poi, alla fine dell’800, il filosofo Friedrich Nietzsche ha annunciato la “morte di Dio”.
Nel suo aforisma più celebre, un uomo folle vaga in pieno giorno con una lanterna accesa in una piazza gremita di gente irridente, cercando Dio.
I presenti si prendono beffa di lui: perché cercare Dio in un’epoca già atea? Perché cercare il nulla?
Ma l’uomo reagisce con veemenza; infrange a terra la lampada e grida: “l’abbiamo ucciso noi, Dio è morto e noi non ce ne siamo resi conto!”
Anche chi non ama Nietzsche ha dovuto riconoscerlo come profeta.
Nell’excursus nichilistico del suo pensiero filosofico, intende con Dio lo spazio metafisico presente nell’uomo, fulcro dell’agire morale.
Questo spazio interiore, ucciso dal positivismo e dal nuovo scientismo, era ed è tuttora rimasto vuoto.
Ma la morte di Dio, di questo Dio, facendo cadere il primo dei due pilastri del Comandamento della Bibbia ha determinato poi, sul finire del XX secolo, anche la crisi del secondo pilastro, quello dell’amore verso il prossimo.
Stiamo perdendo la seconda parte del Comandamento perché sappiamo sempre meno di cosa parla.
Il nostro prossimo non è un’entità astratta, è la persona che vediamo, che sentiamo, che possiamo toccare.
Oggi questa persona è sempre più sostituita da un ologramma mediatico, quasi virtuale, e il “tu” che rivolgiamo a tutti nasconde in realtà una distanza incolmabile.
E’ questo l’incipit di una forma di alienazione collettiva che si sta trasformando in uno stratagemma per sopravvivere, per sopportare il carico sempre più insopportabile degli stimoli e che ci impedisce quindi di conoscere davvero chi ci è vicino.
Una volta, lo straniero, il viandante, l’esule, il naufrago godevano di uno status privilegiato; oggi sono visti quasi come invasori e usurpatori dei nostri diritti.
E’ dunque il momento di pensare che sia morto anche il prossimo?
Il nostro Club, con il suo nome, vuole far sua questa domanda, e intende contribuire, con la sua attività, a diffondere un messaggio di amore universale.
Per far questo, i soci potranno prendere spunto da un gesto rivoluzionario come quello di Martinus, catecumeno e soldato romano, poi Santo, che dona metà del suo mantello a uno straniero sconosciuto e semignudo.
Il salto morale di cui oggi abbiamo bisogno è del tutto simile.
Perché è dubbio che si possa amare chi ci è sconosciuto e che basti sapere per essere giusti. “L’altro” è necessario ed è soprattutto necessario che ci sia vicino, fisicamente o almeno idealmente.
Quel mantello donato deve essere il simbolo per creare un legame di solidarietà senza chiedere nulla in cambio, se non la restituzione del “debito buono”, cioè del debito d’amore che ciascuno di noi ha verso l’altro, perché sta scritto: “Non abbiate altro debito verso gli altri se non quello dell’amore reciproco”.
Agàpe Universale è il vero Amore, che può unire in un abbraccio di pace tutti i popoli della Terra.
Tratto da una riflessione di Armando Angeli Duodo, Past Governor del Distretto 2050 e primo Presidente 2016-2017 dell’e-Club Agàpe Universale.